La FIP

Che cos’è la FIP?

La FIP o Peritonite Infettiva Felina è una malattia grave, progressiva e letale, causata da un Coronavirus, che è il frutto della mutazione di un altro virus, detto FECV, in grado di causare enterite di modica gravità e autolimitante.

Il virus della FIP causa un’infezione generalizzata a carico di una popolazione particolare di cellule ( i macrofagi). Determina infiammazione dei vasi sanguigni con conseguente necrosi.

Sintomi clinici

La malattia si manifesta in due diverse forme:

  • la forma “umida”( presente nei ¾ dei gatti colpiti) che si presenta con calo di peso, rigonfiamento dell’addome e difficoltà respiratorie, dovute rispettivamente a raccolte di liquido in cavità addominale e in torace;
  • la forma “secca”( presente in ¼ dei gatti colpiti) che provoca febbre, vomito, diarrea, ittero, insufficienza renale, patologie a carico dell’occhio e del sistema nervoso. In alcuni soggetti sono presenti entrambe le forme.

Chi colpisce?

La FIP colpisce in particolar modo soggetti giovani con meno di 1-2 anni di età, che vivono in comunità, gattili o allevamenti. Sono maggiormente predisposti soggetti sottoposti a stress o che presentino concomitanti infezioni da FIV o FeLV. L’incidenza della FIP clinicamente manifesta è comunque bassa (circa l’1%)

Come si diffonde la FIP?

L’infezione è diffusa sia tra i felini domestici che quelli selvatici, il virus viene eliminato attraverso le secrezioni (orali, respiratorie), feci e urine.
Il contagio avviene per contatto diretto, tramite l’ingestione o l’inalazione del virus, la trasmissione può inoltre essere perinatale.
Il virus resiste nell’ambiente esterno per parecchi giorni ma viene distrutto dai comuni detergenti e disinfettanti.

Prognosi

Un gatto che viene a contatto con l’infezione può andare incontro a diversi destini:

  • Può manifestare la malattia, che è invariabilmente fatale nella forma “umida”, con un’attesa di vita che va da pochi giorni a qualche settimana. Vi sono rari casi in cui il soggetto resiste per più di un anno (forma “secca”)
  • La grande maggioranza dei gatti che viene a contatto con il virus sviluppa una risposta immunitaria in grado di debellare l’infezione
  • Il gatto diventa un portatore a vita del virus e lo eliminerà continuamente attraverso le feci mantenendosi sano (alcuni soggetti sviluppano una diarrea cronica)

Diagnosi

La diagnosi è molto difficile, nelle forme “secche” spesso è impossibile. I sintomi clinici e gli esami di laboratorio (ematologici, ematochimici, sierologici e citologici) non sono specifici per la malattia, ma possono indirizzare il medico veterinario verso la diagnosi di FIP.

L’unico metodo definitivo per la diagnosi è l’esame istopatologico dei tessuti colpiti.

Esistono laboratori specializzati in grado di utilizzare tecniche sofisticate (es. PCR – Polimerase Chain Reaction) che permettono di raggiungere la diagnosi con sufficiente accuratezza.

Terapia

In questi casi la terapia è di tipo palliativo con l’utilizzo di immunosoppressori, antivirali e la possibilità in situazioni di emergenza di ricorrere alla centesi del liquido prodotto.

Profilassi

  • Screening di massa: utile nei gruppi numerosi di gatti
  • Igiene ambientale: è importante avere un numero adeguato di lettiere dalle quali togliere le deiezioni una volta al giorno, lavarle e disinfettarle una volta a settimana
  • Isolare le gatte gestanti sieropositive prima del parto e sottrarre i gattini dopo 5-6 settimane di vita.

Al momento non esiste in Italia un vaccino per la prevenzione della FIP.