Il comportamentalista

Il ruolo del cane in seno alla società umana si è profondamente modificato nel corso della storia. Il
miglior amico dell’uomo durante la propria evoluzione è andato trasformandosi da predatore, a
prezioso aiuto durante le battute di caccia, da guardiano del bestiame, a membro della famiglia
nella società contemporanea. Questi ruoli possono essere intesi come il risultato di una specifica
evoluzione culturale e biologica della specie con la quale il cane, sin dalle origini, è stato a più
stretto contatto, cioè l’uomo. Purtroppo la società odierna, sempre più spesso, ci porta ad avere una
visione del cane errata, facendoci dimenticare i bisogni primari di cui esso necessita e ancor peggio
facendoci scambiare il cane per un peluche.
La coabitazione e l’attaccamento portano sovente il proprietario ad antropomorfizzare l’animale,
considerandolo nel 99% dei casi membro della famiglia, nel 75% definirlo persona, parlargli nel
97% e festeggiare il suo compleanno nel 54%. Tutto questo può dar vita alla comparsa di patologie
comportamentali o comportamenti normali, percepiti però come indesiderati. Troppo spesso i
proprietari non conoscono il comportamento sociale e comunicativo dell’animale e non
comprendono i motivi scatenanti del comportamento viziato, utilizzando così mezzi
controproducenti per intervenire. Ed il cane risponde alle varie situazioni di stress, di conflitto, di
ambiguità relazionale ed affettiva in cui lo poniamo, dando segnali di allontanamento, sempre più
forti, sempre meno interpretati, fino a sfociare in manifestazioni anomale, che rientrano cioè
nell’ambito della Medicina Comportamentale, dove lì possono trovare una risoluzione, mettendo in
pratica i consigli richiesti ed espressi dagli esperti del settore (Etologi e Comportamentalisti).
Conoscere il comportamento normale dei cani e il loro sviluppo è importante non solo per capire e
trattare tali problematiche, ma anche per prevenirle.
Il Comportamentalista ha un ruolo che possiamo definire di intermediazione tra uomo e cane, per
cui deve mettersi nella condizione di dover evidenziare la tipologia del cane, la sua storia e quali
fattori ambientali sono coinvolti; ma anche di individuare il ruolo volontario o involontario del
proprietario nella genesi del problema. Ecco perchè ai padroni si chiede di descrivere e non di
interpretare, mentre all’esperto è chiesto di interpretare descrivendo.
E’ fondamentale infatti capire le cause dei problemi senza preconcetti e fraintendimenti. Questo
permette di trovare il modo giusto di coordinare fra loro gli elementi disponibili per ottenere un
programma di recupero specifico.
Non dimentichiamo che per modificare l’animale bisogna far leva su modifiche ambientali che lo
circondano e perchè questo avvenga vi è la necessità che per prima cosa sia il proprietario ha
cambiare il suo approccio verso il cane/gatto.
N.B.: PER OTTENERE RISULTATI POSITIVI CON UN QUALSIASI TIPO DI PROGRAMMA DI RECUPERO E’
NECESSARIA LA COOPERAZIONE DI TUTTI I COMPONENTI DELLA FAMIGLIA!!!!
BUON LAVORO